MATRIX TIPS TRIPS AND TAGS - Follow by Email

venerdì 27 marzo 2015

73 Things You Never Knew About Sarah Jessica Parker

Quanto lunghi i tuoi secoli (Archeologia personale) di Filippo Tuena, con una nota introduttiva di Tatiana Crivelli, Pro Grigioni Italiano - Armando Dadò editore (Locarno CH, 2014). Intervento di Nunzio Festa

“Dal confine grigionese di Le Prese alla Roma capitale, da Milano a Parigi”. Questo battuta perfetta di Crivelli, raccolta dalle righe introduttive alla madeleine di Filippo Tuena, “Quanto lunghi i tuoi secoli”, presenta perfettamente origine e destino di questo scrittore. Il padre di Filippo era d’origini poschiavine e romane, mentre la madre aveva sangue triestino e pugliese. E Filippo Tuena ha molto vissuto nel quartiere romando di suo padre, dal quale aveva ereditato un negozio d’antiquariato, prima di salpare verso il capoluogo lombardo. Detto ciò, andiamo al libro di memorie, al volume sottotitolato “Archeologia personale”. Che comincia, non a caso, con una lettera dell’autore al figlio Cosimo. Sull’identità, insomma sulla famiglia. Tutta la prima parte del corposo e riassuntivo libro, che ovviamente non poteva contenere i bellissimi romanzi di Tuena (vedi il magnifico “Ultimo parallelo”) – pur ricordandone quasi la genesi e praticamente d’ognuno -, raccolta in “Prose”, ci dice infatti di: “Prezzi di un mondo autobiografico”, “Appunti di un viaggio in motocicletta”, “Città straniere”, “Antartica”, “Passioni e letture”, “Donne ostili (una certa cifra)”; tutta la materia interiore, la formazione dello scrittore. Dall’esordio. In mezzo, “Versi”. Infine la sezione dedicata all’opera teatrale, con “Cuori separati” e “La tempesta”. Non basta dire che Filippo Tuena con questo libro definitivo si mette a nudo. Insufficiente risulta specificare che Tuena scrive della sua famiglia tornando a prima della guerra e al fascismo. Tra ricordi di Renato Guttuso e incontri col regista del “Deserto dei Tartari”, Valentino Zurlini. Il libro, ovviamente, ripropone anche delle recensioni di Tuena. Ché da lettore d’opera altrui pure, questo nostro straordinario scrittore vuole dare il suo contributo alla letteratura. Mentre, per esempio, adesso sta lavorando a un libro sugli ultimi anni di vita di Robert Schumann. Ultimo parallelo, invece, partiva dai diari di Robert F. Scott. Ma il nostro ha scritto pure facendosi suggerire dal Michelangelo. Tra “autofiction” e “saggistica narrativa”, vive la vita del Tuena. Brillante, fluente, riflessivo al massimo. Dotato d’una scrittura che proprio sempre ti mette in soggezione.     

Happy from Trecchina

Crayon Shin Chan 2011 Intro

mercoledì 25 marzo 2015

Il paese del sole, di Angelo Mastrandrea (Ediesse). Intervento di Nunzio Festa

Angelo Mastrandrea, a Roma e in Campania e sotto la cintola di quest'iniziazione di Sud, s'è mosso, grazie al giornalismo della realtà già professionalmente vissuto specie per “il manifesto” come per “L'Espresso” e non solo. Per fare una raccolta di reportage narrativi messi sotto il titolo, anche se a nostro avviso l'ex Belpaese più, forse, non lo meriterebbe, de “Il Paese del sole”; fra le maglie, quindi, fatta Roma e il basso Lazio degli sfruttati indiani, la Napoli delle periferie che sappiamo ecc., d'Abruzzo – Basilicata – Lazio – Sicilia. Il metro usato è quello richiama stilemi noti, nel campo delle stesso genere di libri. Con, e non potevan certo mancare, omaggi a personaggi sicuramente noti: da don Peppe Diana a Miriam Makeba. E nelle terre abruzzesi ci si ricordi, come cronaca conferma occasionalmente, che i problemi derivanti dal terremoto che sappiamo sono ancora (praticamente) quasi tutti irrisolti. Mentre la Lucania dei boschi bruciati ovvero la Basilicata che si spopola e consuma alcol è presa innanzitutto dallo scatto, per la verità già usato, della stazione in isolamento di Sicignano. Dove la tratta Sicignano-Lagonegro apre alla terra delle marginalità. Pur se in qualche margine, vedi Aliano, si son inventati i “parlamenti” per portare almeno un po' d'attenzione culturale e un turismo d'almeno qualche giorno in lande sconfortate dal lamento silenzioso d'anziani che poco parlano e tanto sicuramente avrebbero da dire. Mentre i basilichi d'oggi devono far i conti con le possibilità continue e in perpetuo gioco d'alzata di tiro dell'aumento delle trivellazioni, delle estrazioni di petrolio e anche gas. Perché i lucani succubi delle multinazionali, tipo quando erano vittime dell'Eni soltanto, lo sono. Ma sicuramente pur lo saranno. Pur se ogni volta generali vari fan finta di star col popolo. Senza dire che nella maggior parte dei paesi contornati da frane e smottamenti le comunità alla fine non esistono. Rare eccezioni a parte. Guarda Matera, e poi muori. Gli argomenti, le storie e i volti insomma, raccontati e poi narrati senza soluzione di continuità dall'autore Mastrandrea, giornalista e scrittore che potrebbe superare perfino un po' di luoghi comuni, diventano sempre più interessanti – con il passare delle pagine. Gli esempi sarebbero tanti. Citate le migliaia di proletari indiani arrivati a posta per esser sfruttati nei campi e negli allevamenti di bufale d'una ben precisa porzione laziale infettata da sfruttatotri moderni di stampo antico, si deve sicuramente legger con attenzione la vicenda presa da tradizione e leggenda dei “femminielli” di Montevergine. Perchè noi purtroppo la disconoscevamo. Contro ogni forma di razzismo e discriminazione, si può ben sottolineare, ogni anno nel giorno della Candelora presso il santuario di Mamma Schiavona a Montevergine appunto, ascendono, per salutare la madonna nera del luogo, migliaia d'omosessuali campani. Ché nel 1256 la Maria di Campania “fu in grado di rischiarare il cielo e sciogliere le lastre di ghiaccio che tenevano una coppia di omosessuali scacciati dalla città di Avellino, salvando loro la vita”. Questa, decisamente, è una delle belle consuetudini. Di quelle che rimandano poco poco, ancora al 'Paese del sole'. Ma in tutto il volume, Mastrandrea ha dovuto ricordare fallimenti e rapine industriali che sono costati e costano cari agli operai. La classe operaia superstite, infatti, in tanti pezzi del Mezzogiorno è in lotta o in stato d'abbandono e disperazione. Durante e dopo battaglie, sconfitte sonore. Che danno, quando va bene, le briciole denominate: cassa integrazione. Il Meridione è spesso così. Non tanto differentemente, sempre di più, da molti altri luoghi diversi in caratteri di geografia epperò allo stesso modo in crisi. Quando la nuova grande depressione impazza. Distruggendo certezze sicurezze e sogni. Angelo Mastrandrea, facendo ricordo all'ottimismo della volontà, s'augura comunque che i parlamentini alianesi, sindaci alla Accorinti, la “Riciclandia” e il Mammuth di Scampia come l'esempio realizzato della Mancoop a Castelfiore/Santi Cosma e Damiano, ogni esperienza a proprio modo, possano contrastare l'ondata devastatrice. 

Sienna Miller on Clint Eastwood and "American Sniper" - David Letterman

Tazmania - Cristina D'Avena (sigla completa)

TG3 Basilicata 1/03/2014 ed 19:30 - Acerenza "Alle falde del Kilimangiaro"

martedì 24 marzo 2015

Christiane deve morire di Veronica Tomassini. Lettera al lettore di Giovanni Pacchiano (Gaffi). Intervento di Nunzio Festa

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Se c'eravamo concessi una licenza di dubbio sull'esordio narrativo di Veronica Tomassini, "Sangue di cane" (Laurana, Milano, 2010), specie proprio nel mondo della lingua e in alcune speculazioni della pur originale trama, con "Christiane deve morire" dobbiamo dire che siamo davanti al cosiddetto libro perfetto, al romanzo entusiasmante per stile e tempi narrativi. L'io narrante, la giornalista pubblicista siciliana diventata improvvisamente single Varrrani, innamorata fin dall'infanzia di tutta la vita piena di "Noi ragazzi dello zoo di Berlino" e che pensa costantemente ai colori sdrutici d'opere anche magistrali - vedi il Testori di "In exitu" -, è una innanzitutto una disobbediente: perché, costretta dal direttore del suo giornale a dare sempre articoli scellerati sui rom del campo della sua città, non si piega. Ed entra in quel luogo. Eliminando i primi confini. Così come non aveva accettato, d'altronde, di bucarsi quando durante l'adolescenza fatta i vari Alfredo, Massimo, Cetty, Filippu u pazzu, stavano girando le scene della loro breve e intensa esperienza di tossici di periferia: Alfredo si salverà però non vorrà più riconoscerla. Tutti gli scarti dell'umanità presi a modello da Tomassini, permettiamoci questa brutale indicazione di lettura, sono sentiti insomma per spiegare disperazione universale e solitudine universale. Non è giusto, comunque, dire che la prosa lirica di Veronica Tomassini, tra l'altro non sempre accentata di lirismo, redime queste soggettività. Invece in Christiane l'autrice sicialiana riesce proprio, nel rispetto dei personaggi descritti, a ridarci figure piene di difetti, valori e contraddizioni. Ché la scrittrice, appunto, vuole dire con lo strumento del racconto tutto quel che dobbiamo vedere. Tutto durante la perdita dell'unica certezza che la protagonista sembra possedere. Perché quel marito nulla aveva fatto immaginare, giocando con il calore dei supermaket da famiglia perfetta insomma, prima di scappare. Che sparisse con un'altra, Varrani mai se lo sarebbe aspettatto. I piccoli piccoli dell'opera, poi, i redattori di provincia del giornale locale somigliano appieno alla realtà del caso. Inutile qui specificare con che bravura Veronica Tomassini, collaboratrice adesso al Fatto quotidiano, riferisce di qualunquismo e pregiudizi negativi riversati in genere sugli 'ultimi' della terra. Dove i rom sono il principale punto d'arrivo di qualsiasi discorso razzista del genere. Allora Tomassini è costretta a narrare della dolcezza e della violenza, delle sofferenze e delle gioie di questi mondi ulteriori. Certe volte i dialoghi sono addirittura colpi di spranga. Spesso le aperture d'immagini dei quadri espressionisti. Eppure noi amiamo soprattutto quando, tra citazioni letterarie e memorie proprie, l'io del romanzo esprime tutta la poesia che fa.

Rugrats Opening 1

Game of Thrones' Natalie Dormer Interview - Late Night with Seth Meyers

CORLETO PERTICARA

lunedì 23 marzo 2015

Emily Blunt on David Letterman 11-19-09

Lavorare con lentezza di Enzo Del Re. Il corpofonista, di Timisoara Pinto, prefazione di Giovanna Marini, con uno scritto di Vinicio Capossela e uno scritto di Piero Nissim, con fotografie e due cd in allegato (Squilibri - Roma, 2014). Intervento di Nunzio Festa

"Voglio vedere se almeno dopo che l'hanno fatto morire povero, qualcuno si degnerà di ricordare Enzo". Questo sfogo è del maestro Antonio Infantino, raccolto ad Aliano alle giornate paesologiche di Franco Arminio. Enzo è Enzo Del Re. Il 7 giugno 2011 è la data di morte del "corpofonista". L'opera della quale col massimo di rispetto possibile, vista l'importanza che ricopre e ricoprirà e data la sua possenza di documento storico, stiamo per parlare, dunque, intanto esiste grazie al lavoro appassionato dell'infaticabile Timisoara Pinto, giornalista Rai e studiosa della canzone d'autore e della cultura popolare, che fra le altre cose ha diretto diversi eventi musicali in memoria di Del Re e Rino Gaetano; Enzo Del Re, appunto. Quel cantastorie del quale Pino Masi, ospite qualche anno fa dell'Osteria Malatesta di Matera, parlava in questi termini: "L'unico cantautore di brani di protesta che veramente mi somigliasse". Magari nella stranezza, anche. Ma specie nella genialità. Quella marcia in più però "fuori dal motore" che per mezzo prima di Daniele Sepe abbiamo conosciuto anche in Basilicata. Che Eugenio Bennato portava nel cuore quando l'abbiamo ascoltato a Viggiano e in altre diverse tappe lucane. Cantastorie e corpofonista, Del Re, amato dal lucano d'origini Andrea Satta come dall'intramontabile De Sio, dagli ancora giovani Africa Unite dall'indimenticabile Enzo Gragnaniello. Fino, adesso, al più moderno dei cantastorie: Vinicio Capossela. Quel Capossela sempre dotato di Banda della Posta a far da ausilio alle prove più istrioniche. Pinto, e innanzitutto dobbiamo dire che bellissima appendice fotografica troviamo nell'importantissimo libro, racconta con la vicinanza della viva voce ripresa da interviste e incontri telefonici attuali come tolte dall'oblio della memoria poco riconosciuta di Fo e Marini, Paolo Chiarci, Vittorio Franceschi ecc. chi era e cosa ha significato, significa e significherà Enzo Del Re. Ovvero, capiremo, "l’interprete più autentico di una stagione di impegno civile nella quale le canzoni di lotta e di protesta animavano il sogno di una società diversa. Con uno stile e un linguaggio inconfondibili, schioccando la lingua e percuotendo sedie e valigie o qualsiasi altro oggetto che potesse ritmare la sua urgenza di vita, è stato protagonista di memorabili esperienze culturali e teatrali, da Ci ragiono e canto 2 agli spettacoli con Nuova Scena, il Teatro Operaio e i Circoli Ottobre, per poi eclissarsi nella sua Mola di Bari, mentre il movimento del '77 eleggeva a proprio inno una sua canzone, Lavorare con lentezza". Quel testo tornato d'attualità con l'uscita del film di Guido Chiesa. Con tanto di dischi allegati. Nel primo dei cd allegati al volume, una scelta antologica del repertorio "di una voce irriducibilmente contro", nel secondo cd "un tributo alla sua memoria da parte di numerosi artisti che, da Capossela a Teresa De Sio, da Antonio Infantino alle Faraualla, da Alessio Lega ai Radicanto, dai Têtes de Bois (a partire da Satta, ndr) a Zurlo, hanno rivisitato alcuni dei suoi brani". L'arte di Del Re è la storia dell'intransigenza. Che seppellisce ogni tipo di compromesso. "(...)È una storia che ha inizio quasi cinquant’anni fa, quando la fotografia era psichedelia, musica e cinema e i colori si mischiavano roteando a spirale come fluidi rosa miscelati con altri colori, come fa lo scatto, la morsa dell’obiettivo quando l’immagine finisce in trappola", dice in apertura del testo Timisoara Pinto. Prima insomma d'entrare nella formazione di Del Re. Del corpofonista che fece il '68 dal 1967. Se non ancora prima. In una Firenze vissuta con quell'Infantino di Tricarico bravo a ricordarci ancora oggi che furono "gli angeli del fango" dell'alluvione fiorentina. Senza dimenticare quando la coppia Del Re Vincenzo - Infantino Antonio fu fermata in quella animata Toscana, ed entrambi gli artisti solamente ventitrenni, furono fermati dalla forze del disordine come "senza fissa dimora" e fermati (arrestati) "per accertamenti". Pinto ci narra di tutto. Racconta la nascita di canzoni sempre per il futuro. Da "Tengo 'na voglia e fa niente". A "Povera gente" ed "Avola". Passando per la stessa, ovviamente, "Lavorare con lentezza". E da "La 124". Brani che dicevano un mondo. D'allora. E addirittura del nostro Tremila. Visti gli anni Cinquanta, Sessanta, Settanta. Le parole del maestro Infantino riportate nel volume e registrate nel disco spiegano e commuovono. Commuovono spiegando. Un omaggio sincero e altissimo quanto la dedica di Tonino Zurlo e l'intepretazione carezzevole per una volta di Teresa De Sio.

Mother Goose and Grimm Open and Close

Baragiano

domenica 22 marzo 2015

Sharon Stone al David Letterman (sub ita)

Video Rivello 2014

Little Dracula - Intro

Argéman, di Fabio Pusterla (Marcos y Marcos). Intervento di Nunzio Festa

Lingue di neve perenni, fiori del deserto, un villaggio palestinese. Ogni, in un certo senso, traduzione del vocabolo che da il titolo all'ultimo libro di poesie di Fabio Pusterla è retroterra della poesia tutta del poeta meridiano Pusterla. Battezzato da diversi premi prestigiosi già alla sua opera poetica d'esordio nell'85, Pusterla, allievo dell'indimenticata Maria Corti, anche con questa sua nuova raccolta fa un timbro civile sfumato dall'evocazione; ove il caso della materia poetica, dove e quando questa dà il lampeggiare charissimo della presenza di conteuto più che di soggetto, s'assume il compito del contatto diretto e tangibile con la realtà quotidiana. Il muro chiude territori e i Territori, col permesso Fallaci. Gonfi di ferite. Alla stregua di quelle trovate e fatte emergere da frane e dalle terre inquinate dalla camorra. Vedi l'elenco infinito delle malattie. Più le disperazioni laceranti delle perdite per incuria complessiva nella gestione di suolo e sottosuolo ecc. Ciò detto, poi, con l'evocazione che permette la grande poesia. Attenzione alla memoria. Che spiega l'anima degli esseri umani di questo nostro turbo-ipercapitalismo/post-moderno/post-fordista. Gli scenari della metrica fanno il verso libero, "(...) Iris argeman di porpora, fitto viola / sulle alture quasi deserte, come un papavero / in lacrime in fuga, e lontano lampeggia il corso / lentissimo del Giordano, da lago / verso lago, da mar morto a mar morto, lontano / lingue di fuoco e muri chiudono i territori / feriti, in una bolla d’esclusione. Ciascuno / conta i suoi morti qui, / le sue vergogne". Sia sulle Alpi che in Giordania appunto.

mercoledì 18 marzo 2015

Jennifer Lopez Collection by Endless Jewelry

IMPRESSIONE DEL SOLE NASCENTE DI CLAUDE MONET, L’URLO DI EDVARD MUNCH E … I PIC NIC EN PLEN AIR!!!



Riprendono le attività della stagione culturale 2015 presso Overeco Academy and Workshop di Paola Scialpi in via Casetti 2 a Lecce, con Angelo Colelli, chef e patron del ristorante “Angels” di Lecce, e la Storica dell’Arte Enrica Muscogiuri. Un significativo percorso quello della rassegna “ART TASTE OVVERO … IL GUSTO NELL’ARTE E PER l’ARTE  – breve viaggio tra arte e sapori nella storia iconografica e non solo della cultura occidentale”, che sposa la cucina con un’altra passione che accomuna molti amanti dei piatti prelibati: l’Arte. Angelo Colelli sarà affiancato in questi gustosi incontri seminariali dalla Storica dell’Arte Dott.ssa Enrica Muscogiuri, che di volta in volta affronterà un’artista , un’opera, un’epoca differenti. Il secondo appuntamento, che vedrà anche la partecipazione della poetessa Marta Toraldo che leggerà una selezione di poeti dell’800,  è previsto per venerdì 20 marzo 2015 alle ore 18,00 presso Overeco Academy & Workshop di Lecce in via Casetti 2 dove la Storica dell’Arte Enrica Muscogiuri parlerà de " Impressione del sole nascente" di Claude Monet (olio su tela – 1872 – Museo Marmottan, Parigi). L’opera diede il nome all'intero movimento impressionista nato a Parigi nel 1864 ad opera di un gruppo di giovani pittori che volevano cambiare il modo di osservare la realtà. L'opera di Monet inizialmente non aveva titolo ma poi esposta nel 1874 nello studio Nadar fu lo stesso Monet a darle quello di Impressione. Grande innovazione dell'opera impressionista fu l'uso del colore posto direttamente sulla tela senza schizzi preparatori con pennellate rapide ed efficaci. Nell' "Impression du soleil levant" Monet non vuole descrivere la realtà ma vuole cogliere l'impressione di un attimo diversa ed autonoma rispetto a quella dell'attimo immediatamente precedente e di quello successivo. Coglie con straordinaria incisività il senso della nebbia del mattino ed il pallore del sole nascente i cui primi riflessi aranciati guizzano nel mare.L'impressionismo con le sue innovazionio aprì le porte all'arte moderna. Secondo lavoro di cui si parlerà sarà "L'urlo di Edvard Munch (olio tempera e pastello- 1893 - Galleria Nazionale di Oslo). Nell'opera di Munch s'intravede tutto il suo vissuto e la sua angoscia.Rimasto orfano della madre a soli cinque anni e successivamente addolorato per la morte del padre e della sorella Munch rivelò una personalità spaesata e confusa soggetto spesso ad attacchi di panico e affascinato dalle teorie di Freud.Egli stesso così racconta quale fu la situazione che ispirò la realizzazione dell'opera "L'urlo": passeggiavo sul ponte della città di Nordotrand ( oggi quartiere di Oslo) con due amici nell' estate del 1893 nell'ora del tramonto. Il sole calava sul fiordo ma improvvisamente quell'atmosfera serena si trasformò in qualcosa di angosciante. Tutti i colori del cielo si trasformarono in violentissimi ed irreali. Sentii un urlo lacerare l'aria ed anch'io mi misi a gridare tappandomi le orecchie e sentendomi solo un pupazzo con occhi e bocca senza peso e senza corpo, senza volontà se non quella di urlare, urlare, urlare....Con le sue opere Munch può essere definito precursore dell'Espressionismo.

Dichiara Angelo Colelli: “Il fatto che la mia attività mi stia dando grandissime e inaspettate soddisfazioni anche fuori Lecce e oltre i confini regionali, mi sento pronto per spingermi a cercare anche nuovi orizzonti e nuovi spazi dove proporre la mia cucina, le mie creazioni che possono viaggiare nel tempo e offrire particolari sensazioni. E’ quello che è successo con l’incontro fatto con la Storica dell’Arte Enrica Muscogiuri e l’artista Paola Scialpi con le quali abbiamo pensato di creare momenti di incontro rilassanti e stimolanti dove il colore si sposa con la storia delle arti figurative e la mia cucina. Esplosione di gusto e di colore imperdibile!!!”.

INGRESSO LIBERO
Info
Percorsi di donna –  http://paolascialpi.blogspot.it/
Angels Ristorante   - Via Adriatica ang. Via Ferrando, 73100 Lecce

Jennifer Lopez and Rodrigo Santoro HD Interview

Aeon Flux Opening

Dreaming in San Fele

POTENZA SAGRA DELLA CASTAGNA MUNNAREDDA A TRAMUTOLA

A Fuego Máximo - Receta 2 - Ensalada

venerdì 13 marzo 2015

Mahou No Princess Minky Momo Yume wo Dakishimete Opening 2

Irina Shayk for Beach Bunny Swimwear || 2014 Signature Collection

Elisa Di Francisca a Lipari 29 08 2014

MOLITERNO IS HAPPY

La favola del silenzio di Salvo Fuggiano (Lupo editore) alla Libreria di Lecce il 16 marzo 2015

La favola del silenzio di Salvo Fuggiano (Lupo editore) sarà presentata alla Libreria Bookish in via Cesare Battisti 22 a Lecce il 16 marzo 2015 ore 18,30. Introduce Giuseppe Mazzotta
Salvatore, uno scrittore di favole per bambini trasferitosi in Umbria, decide di cambiare genere letterario dedicandosi alla stesura di un giallo. Ma in un giorno qualunque, mentre è intento a scrivere, riceve una telefonata che cambierà il lineare scorrere degli eventi: infatti, Cosima, la badante della madre, lo informa della morte della donna. Così, a distanza di anni, Salvatore si ritrova a far ritorno a Massafra, paesino del sud Italia che gli ha dato i natali: un ritorno alle origini, un miscuglio di emozioni e ricordi che porteranno lo scrittore in un mondo che credeva dimenticato, dove si dipanano le pagine del giallo che sta scrivendo, una storia cruenta di delitti e di colpe, una vicenda di bambini innocenti e di atroci morti. La favola del silenzio è l'oblio dei sentimenti, il confine tra il timore e l'assurdo.
Salvo Fuggiano - Nato a Massafra nel 1971 dove vive e lavora come libraio. Laureato in Lingue e Letterature Straniere coltiva da sempre l’amore per la lettura. I libri sono la sua passione e scrivere è diventato il suo hobby preferito. Ama mettersi sempre in gioco, sperimentando nuove strade. Dal carattere aperto e disponibile, riflessivo e profondo, tra i sentimenti considera l’amore e la paura come i piu’ intensi da vivere. La favola del silenzio è il suo primo romanzo.

Info
telefono  0832-306676 mail -  bookishlecce@virgilio.it
facebook.com/Bookishlibreria / twitter.com/Bookishlibreria

mercoledì 11 marzo 2015

Barbara Bouchet cubista al night - Milano Calibro 9

Alda Merini. Lettere e poesie a Roma nella libreria caffè letterario Mangiaparole con Associazione familiari anti-stigma Alda Merini, Associazione L'Eco del Nulla, Salento in Progress e Arcadia Lecce



Sabato 21 marzo 2015 alle 19 nella libreria caffè letterario Mangiaparole, un omaggio ad Alda Merini nel giorno in cui avrebbe compiuto ottantaquattro anni. Alda Merini. Lettere e poesie è un evento organizzato da Associazione familiari anti-stigma Alda Merini, Associazione culturale L'Eco del Nulla, Salento in Progress e Arcadia Lecce, in collaborazione con Ornella Spagnulo, dottoranda di ricerca in Italianistica a Tor Vergata. Durante l'evento si leggeranno lettere e poesie di Alda Merini.
Ornella Spagnulo, autrice della monografia Il reale meraviglioso di Isabel Allende e di poesie e racconti pubblicati in antologie e sul web, con la segnalazione del blog di poesia della Rai, introdurrà e parlerà degli esordi della poetessa, che ricevette subito l'appoggio di alcuni critici, fra cui Oreste Macrì, di Maglie (Lecce), gruppo degli ermetici.  Lorenzo Masetti, vicedirettore e responsabile della sezione Lettere della rivista culturale L'Eco del Nulla, interverrà sul tema proponendo un confronto letterario tra l'opera di Alda Merini e di Dino Campana. La psichiatra Maria Antonietta Dicorato, che fa parte dell'Associazione familiari anti-stigma Alda Merini, ha conosciuto personalmente la poetessa, racconterà dell'incontro e illustrerà brevemente le attività e gli obiettivi dell'associazione. Francesca Romana Mancino, vincitrice del Premio Nazionale Poesia Diana Nemorensis nel 2012 e pubblicata nel volume Ho conosciuto Gerico per il Premio Alda Merini dell’Accademia dei Bronzi nel 2014, leggerà una sua poesia dedicata alla poetessa. La libreria caffè letterario Mangiaparole si trova in via Manlio Capitolino 7/9, a pochi minuti di distanza dalla fermata della metro A Furio Camillo.  Mangiaparole è anche bar e ristorazione.

Arcadia Lecce

Salento in Progress